In altre parti abbiamo scelto di vincolare o guidare il movimento mettendo in risalto un elemento motore, cioè una parte del corpo da cui nasce il gesto, associata a un'immagine: il fango che la ninfa respinge mentre in lei prende forma, il brulichio dell'acqua che scuote il fiume. Solo questo elemento viene annotato nella partitura attraverso la cinetografia, lasciando all'interprete il compito di trovare soluzioni corporee proprie della sua organizzazione.
Alcune parti, legate alla musica e all'uso del respiro o della voce, assumono la dimensione musicale e ritmica come supporto principale, lasciando emergere l'espressione corporea di ciascuno accanto al vincolo proposto. Il respiro che giunge d'un tratto, i richiami di Alpheus, il nome pronunciato come acqua che disseta trovano eco nel dialogo con il violoncello e il sassofono.
Altre scene, infine, lavorano sull'azione e sulla figura con un approccio performativo, in cui il gesto non discende da una forma danzata o da un'interpretazione teatrale. All'interprete viene affidato un compito, e sono le condizioni materiali della sua esecuzione a produrre tensioni, reazioni, atteggiamenti e trasformazioni del corpo che non vengono stabiliti in anticipo. Arrotolare il mantello fino a farne una corda dura, per esempio, impone una tensione e un modo di muoversi che nascono dall'azione stessa.
Questi procedimenti si distribuiscono in scene che affrontano anche la relazione in modi diversi. In alcune gli interpreti interagiscono direttamente; in altre il loro legame è soltanto drammaturgico: i due corpi agiscono ciascuno nel proprio spazio, uniti dal racconto più che dall'incontro. È, in fondo, la condizione stessa di Alpheus e Arethusa, che si cercano, si sfiorano e si sfuggono, per ritrovarsi alla fine insieme restando distinti.
Il lavoro sulla figura e sulla simbologia, che intreccia immaginario concreto e astrazione, alterna momenti in cui il corpo dell'interprete assume pienamente la propria umanità ad altri in cui cerca di allontanarsene per raggiungere dimensioni più astratte. Lo scorrere del tempo in scena diventa così metamorfosi del gesto e della figura: dal fango al corpo, dal fiume alla carne, dal corpo all'acqua, fino a due figure insieme non nella forma ma nell'elemento, così vicine da sembrare gemelle, così distinte da apparire simmetriche.
Là dove interviene, la cinetografia Laban è uno strumento che permette di compiere delle scelte e di lasciarne memoria: la traduzione di un pensiero. Nell'insieme dello spettacolo, i diversi procedimenti di composizione permettono di articolare la precisione delle scelte coreografiche e teatrali con il rapporto con la musica, la relazione, diretta o drammaturgica, tra gli interpreti e la loro libertà interpretativa.